Ennesimo atto di microcriminalità in via Verdi

Setti nel mirino della malavita, con l'ennesimo furto ai suoi danni.
Ma al centro dell'attenzione del crimine è un intero quartiere, quello del centro storico che gravita attorno alla stazione ferroviaria, la direttiva che da piazzale Dalla Chiesa si sviluppa in direzione del centro vitale di Parma.
Una serie infinita di spaccate, rapine, furti, borseggi che oggi portano al livello di guardia la sopportazione dei cittadini e quella delle imprese, dei tanti commercianti che resistono nella difficoltà della crisi, ma non possono ancora subire questo clima da quartiere sotto scacco.
Per i negozi di abbigliamento Setti si tratta della quarta volta o forse più, per il quadrante nord est del centro è solo l'ultimo fatto di cronaca nera che si aggiunge al lungo elenco, su cui emerge drammaticamente l'aggressione, tuttora senza colpevoli, del fotografo Franco Saccò, brutalmente aggredito in viale Mentana perché sollecitava un ospite indesiderato a liberare il suo camper.
Aveva ecceduto nelle gentili richieste e per questo è stato malmenato pesantemente con una spedizione punitiva, durante la quale ha rischiato la vita.
Come per gli altri casi eclatanti le indagini non si sono concluse positivamente.
Nessun colpevole, nessuna condanna, con i delinquenti a zonzo liberi di colpire ancora una volta, come è accaduto la scorsa notte in via Verdi.
Si tratta di mancati controlli, mancati presidi, insufficienti indagini, che sommati tra di loro ci consegnano un quartiere in scacco, disarmato e illuso, arrabbiato e preoccupato.
Cittadini che hanno paura, che preferiscono non transitare su marciapiedi perennemente occupati da gruppi di nullafacenti in costante osservazione, controllo, potere.
Appartamenti occupati da non si sa chi, con dubbi o inesistenti contratti di affitto, con ospiti non denunciati né segnalati come residenti, piccole metrature in cui sono stipati in tanti, troppi.
L'ennesimo furto, l'ennesimo fatto di cronaca nera non fa che confermare lo stato di allarme e la necessità di interventi urgenti ed efficaci.
Non servono più le parole ed anche la nostra infinita sequenza di denunce sembra non trovare alcuna soluzione positiva.
Quale fiducia possiamo richiedere ai cittadini se si sentono soli di fronte al mondo, senza sentire la presenza delle istituzioni nei momenti di bisogno?
Come si fa a chiedere di resistere ai commercianti se sono subissati, oltre che dalla crisi, anche da furti e rapine che si susseguono senza fine?



Fabrizio Pallini

Presidente Associazione “I Nostri Borghi”

I nostri borghi - Aprile

Inceneritore. Bernazzoli nasconde la polvere sotto il tappeto...

Il candidato del Pd per non far vedere le ceneri le vuol mettere nei mattoni...
Una bella idea quella del candidato sindaco Bernazzoli, tuttora stipendiato dalla comunità quale Presidente dell’Amministrazione Provinciale, ancorché piuttosto attivo in campagna elettorale: visto che ogni anno il suo inceneritore – è lui che lo ha voluto – vomiterà 40.000 tonnellate di ceneri (e nessuno sa di che cosa farne) gli è venuta l’illuminazione balzana di infarcirne i mattoni, in modo da celarne la vista ai cittadini. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore: peccato, però, che nelle ceneri ci sia il crogiolo di tutti i veleni che la combustione dei rifiuti produce. Le ceneri volanti, quelle, cioè; provenienti dai filtri, sono considerate dalla legge ‘rifiuto pericoloso’ da gestire con grande attenzione e da collocare in discariche speciali che l'Italia non ha (l'inceneritore di Brescia le manda in Germania). Per quanto riguarda le ceneri pesanti è come pulir casa dalla polvere: farla uscire dalla porta e poi farla rientrare dalla finestra. Così, invece di costruire case sane per i nostri figli, progettiamo il disastro del futuro, case ammalate fin dalle fondamenta, con mattoni intrisi di inquinanti che a causa dalla lisciviazione cedono le sostanze nel tempo in ambiente. Un caso clamoroso arriva da Treviso, ma si vede che il candidato, così impegnato a mostrarsi in giro, non ha tempo di leggere i giornali: un immobile, già costruito, viene abbattuto a causa della scarsa qualità del cemento, che poi si scopre anche essere avvelenato da ceneri pesanti utilizzate durante la sua produzione. La farmacista trevigiana ora è in causa, per un milione di euro, con i costruttori e con i fornitori del cemento ammalato e fragile. Ed è proprio questa la soluzione che Bernazzoli propone per Parma, la città di cui vorrebbe diventare sindaco: nascondere le ceneri di risulta dell'impianto di incenerimento nei mattoni delle nostre case. Facciamo così: lui costruisce una bella casetta con questi bei mattoni inquinati, ci va ad abitare dentro, e dopo qualche anno, se tutto va bene, noi sposeremo la sua causa...

Vogliamo scommettere che si dimenticherà di rispondere? Certi temi, come quello della salute e della conservazione dell'ambiente, vanno presi non alla leggera e non ci si può permettere di improvvisare, come ha fatto, in maniera evidente, durante la trasmissione di Tv Parma “Agorà” quando Bernazzoli è stato messo all'angolo dal candidato sindaco di 5 Stelle, Federico Pizzarotti. Il suo “gancio” improvviso lo ha fatto boccheggiare, facendogli perdere lucidità. Il candidato dei poteri forti si è messo a balbettare su terrorismi e industrie che riciclano le ceneri: ma quelle del Cornocchio – 100 mila tonnellate – sono sempre là, in attesa delle fantomatiche imprese che ne faranno business. L’inceneritore va chiuso prima che faccia danno: tutti ci dobbiamo impegnare in una raccolta differenziata di qualità, gestendo i rifiuti residui con un trattamento meccanico biologico che, oltre a recuperare materia, moltiplica i posti di lavoro: per un posto occupato nell'incenerimento, se ne producono mille tra gestione a freddo dei rifiuti e indotto. Sono dati di un convegno di studio del 2010, organizzato dalla Provincia di Venezia, certamente un ente locale avanti anni luce rispetto al nostro, che, clamorosamente, è ancora guidato da un candidato sindaco che tiene i piedi in due scarpe, insieme al suo codazzo di assessori consiglieri, tremebondi di fronte al rischio di cadere dallo scranno.

Ambiente e Salute - Sabato 28 aprile ore 17e30


In risposta all’assessore provinciale Romanini

“Le argomentazioni dell’assessore provinciale Romanini, protagonista di un indiretto botta e risposta a mezzo stampa col sottoscritto, che peraltro aveva chiamato direttamente in causa il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli e non un suo luogotenente, a mio avviso sono risibili”.

Fabrizio Pallini, candidato al Consiglio Comunale di Parma Unita, torna sulla questione del frutteto: “Non c’era certo necessità di collocare la scuola proprio nell’area Stuard, quando ci sono decine di immobili abbandonati in città che potrebbero diventare la nuova sede del Bocchialini, che certo non ha chiesto di essere trasferito lì, dal momento che per i ragazzi che lo frequentano ci saranno solo disagi e, in generale, assisteremo ad un incremento dell’inquinamento. Sono solo scelte imposte dalla Provincia senza il coinvolgimento, oltre che della stessa scuola, dell’opinione pubblica (che infatti si sta ribellando) e della città. Altresì non è vero che il frutteto sia malato, né che le piante siano vecchie: hanno 20 anni, figuriamoci… E non è vero che sia mezzo morto, infatti la manutenzione è portata avanti come in tutti gli altri frutteti; ci sono solo malattie che anche in tutti gli altri frutteti capitano. Una volta divelto il frutteto storico (lì ci sarà un cantiere, quindi impossibile pensare che si salvi qualcosa), ci vorranno anni, probabilmente 10 e più, prima che lo Stuard possa ancora mostrare questo prezioso angolo di biodiversità. A parte che non si sa dove verrà ripiantumato, né si hanno certezze sull’attecchimento. Altro che accusarmi di cattiva informazione e/o mera propaganda elettorale: Romanini – e il suo leader – se ne facciano una ragione e ritirino il progetto. Se sono dalla parte dell’ambiente, e io nutro forti dubbi, lo dimostrino con i fatti”.

Chi sta dalla parte dell'ambiente

Da ParmaDaily:


Guardiamo a sabato come ad un traguardo di un lungo percorso, ma anche come un'altra tappa di quella faticosa strada verso il bene comune, un percorso che non abbandoneremo di sicuro.
I politici si riempiono spesso la bocca di belle parole: sostenibilità, ambiente, green economy, tanto è gratis.
Poi dalle loro stesse bocche emerge la verità: l'ambiente all'ultimo posto, il business e gli interessi di parte avanti a tutto, beni comuni calpestati e offesi.
L'inceneritore è un totem, un oggetto che racconta di sé più di quello che rappresenta.
Un modello inefficace di gestione dei rifiuti, una macchina con scarsissimo rendimento energetico, uno spreco di risorse, una minaccia per l'ambiente e la salute, un enorme punto interrogativo per le generazioni a venire.
Ma l'oggetto va presentato bene, come un fiore all'occhiello, uno sguardo al futuro radioso, una macchina che fa sparire i rifiuti restituendoci energia pulita.
Quante bugie hanno lastricato la strada dell'inceneritore di Parma, quante ancora ce ne racconteranno.
Non siamo certo giunti a parlare a tutti i cittadini, ma con coloro con i quali è stato possibile tessere un dialogo è nata presto una intesa e una evidenza.
L'inceneritore è contro Parma e i suoi cittadini. Sillogismo perfetto.
Sarebbe sostenibile il male minore soltanto se non ci fossero alternative, se al forno non esistesse alternativa alcuna.
Ma oggi sappiamo che con una corretta raccolta differenziata ed impianti meccanici a valle, siamo in grado di differenziare e riciclare complessivamente oltre il 90% dei rifiuti prodotti, rendendo di fatto inutile e diseconomico costruire un inceneritore, che sotto una certa taglia non regge i costi di mantenimento.
Scontato il giudizio negativo sul progetto e sul tentativo non solo di mantenere i cittadini con un basso profilo informativo ma anche di passare dati fasulli e non veritieri, oggi siamo di fronte ad un cantiere in forte ritardo, ma in avanzato completamento.
Ci si chiede che farne, se prevalesse la ragione.
Il piano economico di dismissione proposto dall'azienda olandese prevede un tempo di 5 anni per smontare il giocattolo ed arrivare poi all'utile di bilancio.
Quindi anche economicamente è possibile gestire il cambiamento. Non ci sono più scuse.
Se davvero i sostenitori del forno fossero convinti della loro affermazioni, avrebbero fatto un giretto nei Paesi Bassi per verificare la bontà della proposta alternativa.
Magari solo per la soddisfazione di dire no con la ragione dalla propria parte.
Lo starne lontani, di fronte a lettere protocollate firmate da una multiutility ben più attrezzata del gestore locale, lascia pensare, introduce dubbi.
Ecco come si dovrebbe fare, se la ragione prevalesse sul profitto.
Il benessere del territorio, anche a quello economico strategico della food valley, è prioritario. Aprire un tavolo di confronto con Iren e gestire una fase di transizione verso un modello di gestione dei rifiuti senza incenerimento.
Ecco il piano semplice e lineare per uscire dall'impasse.
Il popolo della salute lo dirà di nuovo sabato.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Non si può accettare di accrescere la morbilità e mortalità dei cittadini di Parma

La presenza di chi si occupa di Salute al corteo di sabato 14 a Parma è doverosa.

Tutelare la salute dei cittadini è un diritto dovere per che vuole contribuire ad amministrare una città e deve essere sempre presente e prioritaria.

Davanti a dati scientifici evidenti o quanto meno molto sospetti, se non certi, che indichino il termovalorizzatore, alias inceneritore, come soggetto di una ulteriore fonte di grave inquinamento che porti nocumento alla salute di tutti, è giusto è doveroso alzare la voce, per contrapporsi ad una nuova fabbrica di morte.
C'è ancora chi si ostina a far finta di niente come Ubaldi e Bernazzoli , sostenendo un interesse ad onta, e nulla curante, della salute futura di figli e nipoti. Ciò è inaccettabile per chi deve tutelare una comunità.

Dobbiamo sostenere una giusta alternativa anche per il business , ma che non vada a discapito della stato di salute dei cittadini. Le alternative esistono ,ci sono e vanno attuate.
Non si può accettare passivamente di accrescere nel prossimo futura la mortalità e morbilità dei cittadini di Parma

Io, noi saremo presenti


Fabrizio Pallini candidato per Parma Unita a sostegno di Roberto Ghiretti alla carica di Sindaco